La rete di NextGENDERation
Cristina Gamberi

NextGENDERation è una rete europea nata nel 1998 dall'iniziativa di quattro giovani ricercatrici (Diana Anders, Francesca Balbo, Mischa Peters e Esther Vonk) nell'ambito degli Women's Studies. Il nome scelto per la rete riflette un importante punto di partenza del network che desidera rendere visibile l'esistere di una nuova generazione di donne femministe. NGA parte dall'esigenza di riflettere sulle peculiarità e differenze che connotano lo scambio, la comunicazione e i potenziali 'conflitti creativi' fra donne di generazioni diverse, per proporre una esplorazione collettiva delle percezioni intergenerazionali e delle differenti figurazioni a livello teorico e politico. Il luogo di partenza è stato quello degli Women's Studies accademici e istituzionalizzati che sono una realtà di fatto nel Nord Europa. I passaggi da questo primo momento a quello in cui abbiamo pensato di organizzare un workshop al ESF di Firenze dedicato ai "Nessi Mancanti: il Femminismo e la Resistenza Globale" sono stati tanti. Almeno in parte sono stati differenti i temi in questione, sono cambiate le persone, Ŕ stato diverso il contesto del Forum Sociale e le referenti che avevamo in mente. E' rimasto, però, immutato il desiderio di articolarsi e confrontarsi con la realtÓ europea, creando una riflessione ed avvalendoci di strumenti di analisi per attuare una forte critica dell'esistente, ma anche per formulare una spinta che porti al cambiamento dell'attuale. La rete ci Ŕ sembrata la modalità più appropriata per creare alleanze, per conoscerci e per aprire uno spazio di dialogo veramente critico con altre femministe, anche se diversissime fra loro per provenienza, militanza, etÓ, status sociale, visioni del mondo, sessualità. La rete, pur con la presenza di "falle", ha dimostrato di essere una pratica politica efficace, se contestualizzata al panorama dei movimenti transnazionali di resistenza al neo-liberismo. Non è mia intenzione addentrarmi troppo nel discorso sulle nuove forme di rappresentanza politica, questione che costituisce una novità nello scenario contemporaneo; mi preme, però, ricordare che tutte le donne e tutti quei soggetti comunemente considerati 'altri' rispetto all'egemonia culturale, dovrebbero approfittare di questa struttura reticolare del 'movimento dei movimenti' per ripensare l'impostazione "centro vs. i margini", come vecchia e da superare, mentre invece dovrebbero sfruttare a proprio vantaggio la trasversalitÓ delle possibili alleanze strategiche con tutti i soggetti minoritari per acquisire visibilitÓ e voce.

Una delle tre tematiche su cui sono stati articolati i pannelli del workshop, che, come ho già ricordato, costituisce uno delle questioni più urgenti per NGA, si incentra sugli effetti economici e culturali, nonché gestionali e sul piano umano, che sta sortendo il diffondersi in Europa del processo neo-liberista all'interno dell'istituzione universitaria. Questione estremamente complessa, se si tiene conto che la discussione a livello europeo non è omogenea e che le differenze fra Nord e Sud sono estremamente spiccate. E' altrettanto importante ricordare che le fondamentali linee guida, create per impostare l'istruzione universitaria, sono state stilate nel 1999 nella cosiddetta "Dichiarazione di Bologna", sottoscritta da tutti i Ministri nazionali dell'Istruzione facenti parte della Comunità Europea. Questo documento mira a fornire omogeneità all'interno dei sistemi universitari europei, permettendo una maggiore facilitÓ di riconoscimento dei titoli accademici fra un paese e l'altro e proponendo maggiori incentivi per la mobilitÓ internazionale. Punto importante della Dichiarazione di Bologna Ŕ aumentare anche il livello di competitivitÓ dell'istruzione universitaria, che deve andare di pari passo con la competizione economica che l'Europa, dopo il raggiungimento dell'unitÓ, sta affrontando a livello mondiale. Nonostante sia dichiarato che il ruolo dell'area universitaria e dell'istruzione sia strategico per i processi di civilizzazione, di pace e di crescita dell'Unione Europea, tuttavia la mercantilizzazione di questa fetta di stato sociale ha preoccupanti conseguenze. Prima di tutto, le caratteristiche postfordiste del mercato del lavoro entrano a pieno diritto anche nelle universitÓ: precariato, diminuzione dei diritti, flessibilitÓ, maggiore competizione e concorrenza fra i soggetti per accaparrarsi fondi e finanziamenti. In secondo luogo, ci˛ comporta anche un progressivo allontanamento di studenti e staff universitario dalla possibilitÓ di agire e resistere politicamente. Il dividi et impera sembra essere ancora la strategia di controllo pi¨ efficace, in un momento in cui l'istituzione universitaria delega alle agenzie di lavoro temporaneo l'assunzione ad temporem di ricercatori/trici.

In questo quadro, in cui si delinea una forte apertura al mercato, ma al contempo una acuta perdita di senso critico rispetto alla produzione del sapere, nascono e proliferano dipartimenti o indirizzi di laurea dedicati agli Women's Studies, il che potrebbe apparire in controtendenza con quanto detto fino ad ora. Secondo la nostra analisi, invece, questi centri di studio del femminile nascono per soddisfare una fetta del mercato (quella delle donne studentesse) e rispondo più ad esigenze economiche che ad interessi di natura culturale. Sembra che il femminismo accademico, in alcuni casi, abbia perso completamente il proprio ruolo di rottura, che non faccia pi¨ paura, che sia stato accettato di buon grado e legittimato nella sua interezza. Abbiamo riflettuto collettivamente su questi temi, unendo le nostre esperienze e i nostri modi di sentire; abbiamo anche parlato su quanto sia importante essere attenti alle contraddizioni che possono nascere dai "nuovi saperi" e dalle "conoscenze critiche" come ad esempio gli women's studies, gli studi post-coloniali, gay e lesbici, sul queer, gli studi culturali, sui migranti, sull'etnicità. Tutte queste forme di conoscenza hanno messo profondamente in discussione lo statuto del sapere e la natura del soggetto conoscente legittimato a conoscere; nonostante questo, è tuttavia importante rimanere critiche su cosa comportino le battaglie per il riconoscimento e l'inclusione da parte dell'istituzione accademica. Infatti, da una parte, questi saperi mettono in discussione e sconvolgono i modelli prestabiliti di produzione della conoscenza; dall'altra, sappiamo anche bene che queste nuove forme di sapere critico possono essere incorporate all'interno dell'istituzione accademica senza minacciarla più di tanto.

La riflessione di NGA continuerà a svilupparsi anche nel prossimo Forum Europeo di Parigi, con l'indispensabile contributo di esperienze ed interventi di coloro che in tutta Europa si battono per il cambiamento. Vogliamo continuare a seguire le tappe di questo processo di riforma europea che è iniziato nel 1999 ed essere presenti all'incontro di valutazione e continuazione della "Dichiarazione di Bologna" che avverrà a Berlino a giugno '03. Crediamo che anche in questo contesto possa essere importante fare sentire le nostre voci di dissenso e critica, ma anche di cambiamento. Tutti i materiali sono disponibili sul sito in rete .